Le carte celesti. La nascita del disegno uranografico
novembre 14, 2017
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Il cielo stellato, che bello!

Quando osserviamo le stelle, spesso riconosciamo le costellazioni più famose, gli astri più luminosi, e se aiutati da una carta celeste, riusciamo anche a leggere gran parte della volta stellata.

Spesso, anche la grafica raccoglie ispirazioni a piene mani dalle suggestioni raccontate dalle costellazioni e dai disegni che le raffigurano, ma trovare un disegno “ufficiale” dei soggetti che esse rappresentano non è sempre semplice.

Proprio come per le mappe terrestri, esistono delle carte celesti ben precise che raffigurano i soggetti degli asterismi celesti, e si possono trovare tra le mappe antiche.

Se sulle innumerevoli carte celesti attuali troviamo le costellazioni rappresentate esclusivamente attraverso le forme definite dalla congiunzione delle stelle, in passato il disegno delle mappe era un’arte disegnata esclusiva, raffinata e davvero suggestiva, paragonabile alla complessità delle icone miniate e alla raffigurazione antica dei manoscritti, e che mostra la propria importanza non solo per il valore artistico che rappresentano, ma anche per la capacità di unire una materia scientifica come l’astronomia alla fantasia mitologica e all’arte della rappresentazione.

La conoscenza delle stelle è una scienza che risale ad epoche lontanissime, e gran parte delle costellazioni hanno origine dalle civiltà arabe, greche, romane, ma bisogna aspettare fino al 1600 per avere un atlante vero e proprio dedicato alla volta celeste.

Nel 1603 l’astronomo tedesco Johann Bayer pubblica l’atlante Uranometria Nova che cataloga ufficialmente tutte le costellazioni allora conosciute e descritte da Tolomeo, e introdusse la nomenclatura delle stelle.

Da allora gli atlanti figurati si susseguono, con alcune opere dal pregevole valore artistico, tra le quali la bellissima Harmonia Macrocosmica (1661) di Andreas Cellarius, dalle tonalità quasi oniriche, e il coloratissimo Planisphere Celeste (1705) di Philippe La Hire.

 

Altre mappe bellissime sono il Planisphærium Cœleste di G. C. Eimmart (1705), il Planisfero del globo celeste (1687) di Francesco Brunacci, e il Planisphæri Cœleste di Frederick De Wit (1670), quest’ultima tra le rappresentazioni celesti più amate grazie alla sua palette di tonalità cromatiche davvero intense.

 

Esse sono suggestive come le raffigurazioni fantastiche e mitologiche, e tecniche come lo sono le mappe terrestri; dopotutto, lo scopo di questi atlanti non era solamente quello di raffigurare i soggetti disegnati nel cielo, ma anche di fornire uno strumento tecnico per l’osservazione e la navigazione.

Tra le numerose carte realizzate in questo periodo, è nel 1690 che nasce l’atlante antico più famoso, il quale, raccogliendo l’iconografia e le informazioni astronomiche delle stelle, rappresenta le figure delle costellazioni così come le conosciamo ancora oggi.

L’atlante, realizzato dall’astronomo polacco Johannes Hevelius, si chiama Firmamentum Sobiescianum, sive uranographia, ed è composto da 56 tavole che raffigurano 54 costellazioni e i due planisferi.

Le carte, realizzate attraverso la tecnica del disegno e incisione, sono monocromatiche e raffigurano le costellazioni in simmetria speculare, come se si stesse guardando, dall’esterno, un globo disegnato con al centro la Terra.

 

Come accennato precedentemente, oggi le carte celesti presentano una raffigurazione delle costellazioni molto schematica, senza figure, a favore della presenza di dettagli scientifici che assecondano l’evoluzione delle scienze astronomiche, ma il loro mondo nasconde un’arte antica che ispira ancora oggi designer, grafici, artisti, nella realizzazione delle loro opere (e siamo sicuri che qualcuna l’avrete vista!), ma anche chi lavora con la tecnologia. E se possedete qualche app per facilitare l’osservazione del cielo, è facile che vi imbattiate nelle famose figure rappresentate nelle antiche carte uranografiche. E allora, buone stelle a tutti!